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Segue: L'alluminio per le barche:

Indipendentemente da modelli e stampi

  L'alluminio viene giustamente considerato una banca d'energia. Tutti sanno che l'alluminio è il materiale strutturale (da costruzione) che richiede il maggior numero di TEP (tonnellate equivalenti di petrolio) per arrivare alla raffinazione della bauxite ( il minerale da cui si estrae l'alluminio) al prodotto finito. Per contro, partendo dal rottame, dagli sfridi, si ottiene alluminio secondario con notevolissimo risparmio di energie. Uno scafo sinistrato, irrecuperabile di vetroresina di legno e anche di acciaio non è economicamente riciclabile, non cosi' uno scafo di lega leggera d'alluminio che, invece, e' riciclabilissimo. 
E si puo' costruire con la lega leggera d'alluminio anche a costi relativamente bassi.
Uno dei grandi vantaggi della costruzione con l'alluminio è quello di essre indipendenti da un modello e da uno stampo, condizione questa che penalizza in partenza la costruzione di vetroresina se non è garantito un congruo numero di esemplari da produrre. Si puo' costruire con l'alluminio a costi relativamente bassi a patto di non voler ottenere una costruzione molto leggera. Uno scafo saldato, a spigolo, con spessori di fasciame seri, forse un po' esuberanti rispetto ai mostri da regata, permette di ottenere una barca sana, ben saldata, con deformazioni di saldatura veramente limitate.
In tutti i settori, nella nautica in particolare, la maggiore incidenza nei costi è data dalla voce manodopera, ore lavorate. Costruire con fasciame sottile necessita di maggiori cure durante la saldatura, porta a piu' vistose deformazioni, richiede un alto numero di ore per intervenire a correggere tali deformazioni. La maggior quantita' di materiale impiegato nel caso di costruzione "pesante" di lega leggera d'alluminio è notevolmente compensata, in termini di soto, dal minor numero di ore richieste per mettere insieme guscio-coperta. Si ha per contro un'imbarcazione piu' pesante, ma non necessariamente piu' lenta. Nel caso di un'imbarcazione a vela, richiedera' qualche metro in piu' di tela a riva. Sono comunque differenze minime. Per semplificare diciamo che a parita' di abitabilita' e di prestazioni una inbarcazione con un rating IOR piu' alto. Ma stiamo parlandi di scafi da crociera.

Un fasciame mostruoso
Credetemi: tra una buona barca da crociera, moderna, ben concepita e una "tirata" da regata, in codizioni di vento medie, le differenze di velocita' in termini reali sono nell'ordine dei decimi di nodo: in regata un vero abisso. Ma in un trasferimento da Cala Galera a Porto Vecchio copre il tempo di prendere l'aperitivo con gli amici e sgranchirsi un po le ganbe lungo i moli.
Con questi concetti ho preparato il progetto "FORTISSIMO", una serie di cinque, sei barche a deriva mobile - in corso di realizzazione presso Bertini a Desenzano del Garda. "Con Fuoco", una barca scuola collettiva a manutenzione "zero", - per le Officine dei fratelli Molinari di Piacenza - e "Semplice", un'imbarcazione, sempre a deriva mobile, da crociera famigliare. Tutte queste barche sono caratterizzate dalla qualita' che io chiamo "rusticita'" intendendo con questo vocabolo dire della resistenza ai maltrattamenti, agli agenti atmosferici, all'acqua dell'alluminio.
Mi ha rallegrato sapere che anche in Francia ci si sta' orientando nel campo delle imbarcazioni da "viaggio", verso barche concettualmente molto simili a quelle di cui vi ho parlato, forse con soluzioni piu' esasperate, radicali, ma comunque sempre imparentate con le nostre.
Su un numero recente di "Les cahiers d yachting" viene infatti presentata una barca di Joubert & Nivelt costruita dal cantiere Meta per Antoine (si, proprio il cantante noto per la canzone "... e ti tirano le pietre...", che ormai si dedica piu' ai lunghi viaggi per mare che alla musica che deve pero' avergli dato una certa tranquillita' economica.
Nel caso dell'imbarcazione menzionata, la struttura è ridotta veramente ai minimi termini; il fasciame per contro è "mostruoso": 10 metri di barca, 12 mm il fondo, 10 mm di fianco. Da un eccesso all'altro,  comunque interessante e "provocante" come esperimento,
Secondo il mio modo di vedere le cose la via giusta e' come sempre, nel mezzo. L'obbiettivo dovrebbe sempre essere quello di ottenere un onesto prodotto a costi contenuti. Penso che si arrivera' in tempi brevi a una maggiore diffusione degli scafi in lega leggera, sopratutto nel campo delle imbarcazioni da crociera.
Sara' interessante seguire l'evoluzione di una soluzione costruttiva studiata in Svezia dalla Skandinaviska Aluminium Profilen. Questa soluzione costruttiva applicata per la prima volta su di una imbarcazione a vela da regata, per l'esattezza su un 3/4 tonner disegnato da Peter Norlin - Profilen è il nome della imbarcazione -, consiste nell'assemblaggio mediante incastri e successivo incollagio con collante epossidico, di una serie di diversi estrusi o, se volete, parti. Le parti sono 5: coperta, falchetta, opera morta, opera viva, aletta collegamento fasciame con ordinate di tipo tradizionale.
L'incognita è la durata nel tempo.
Anche quest'ultimo esempio dimostra che si cerca di battere anche strade completamente nuove allo scopo di contenere i costi riducendo sistematicamente le ore lavorative, ricorrendo a materiali e tecnologie piu' o meno sofisticate.

                                              Sergio Abram

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